Raffaella Carrà e Enzo Paolo Turchi quando il Tuca Tuca fu bollato come osceno prima di fare la storia
Esistono momenti che spaccano in due la cultura di un Paese, e la storia del Tuca Tuca è senza dubbio uno di questi. In un’intervista shock rilasciata a Caterina Balivo, il leggendario coreografo Enzo Paolo Turchi ha riportato alla luce i retroscena proibiti di quel balletto che, insieme alla divina Raffaella Carrà, ha scandalizzato l’Italia intera. Nato quasi per gioco durante una cena creativa, il Tuca Tuca è stato inizialmente accolto con un imbarazzo glaciale dai vertici televisivi dell’epoca. «Dissero che era una cosa oscena», ha rivelato Enzo Paolo, ricordando come quel contatto fisico giudicato troppo audace avesse fatto tremare i censori, pronti a cancellarlo dopo una sola messa in onda.
Eppure, la forza della libertà non si può arginare. Fu il grandissimo Alberto Sordi, con la sua ironia dissacrante, a cambiare il destino di quel ballo: l’attore pretese di partecipare a “Canzonissima” solo per poter ballare il Tuca Tuca con la Carrà, trasformando uno “scandalo” in un inno nazionale alla spensieratezza. Enzo Paolo Turchi descrive quell’epoca come splendida e audace, un periodo in cui l’arte aveva il compito fondamentale di abbattere i muri del pudore e della convenzione. Oggi, quel balletto non è più visto come una provocazione volgare, ma come un simbolo eterno di emancipazione. È la dimostrazione vivente di come un’idea semplice, se portata avanti con coraggio e talento, possa sconvolgere il mondo e diventare immortale, segnando il passaggio da un’Italia rigida a una nazione pronta a sorridere del proprio corpo e della propria gioia.
